Il tema delle donne era dominante nei miei primi lavori in ceramica. Le rappresentavo nel loro ruolo tradizionale di madri, mietitrici, artigiane, raccoglitrici di olive, contadine e poi... terra stessa, immagine della Palestina come Madre Terra. Fortemente radicate, resistenti, combattive, queste donne sono state caricate di un significato simbolico e politico.

Ora, vedo e vivo ripetutamente il racconto della perdita. Vedo in continuazione confuse folle di donne raccolte sulle soglie di casa, con un lamento silenzioso nelle gole e con una determinazione coraggiosa nello sguardo. Aspettano di cantare il canto del matrimonio, non per una festa di nozze, ma per la celebrazione del passaggio allegorico dei loro figli, delle loro figlie. Le madri dei martiri cantano in segno di giubilo, perché tutti i giovani uomini sono nostri figli (canto funebre per i caduti).

Nel mio lavoro per Kufia ho cercato di descrivere l'acuta pazienza di queste madri, sorelle, mogli e amanti che sopportano il dolore con orgoglio, e come per una sfida. Questa edizione di Kufia, come quella precedente, del 1988, prende la forma di un messaggio visivo sincero degli artisti, italiani, palestinesi e non solo, al mondo, eco del loro comune sentire, della loro forte fede nel raggiungimento di pace, giustizia e libertà per i palestinesi. Sono orgogliosa di unirmi a questa iniziativa. Condividere i miei sogni e le mie visioni mi dà speranza in un futuro migliore. Forse, in un mondo migliore.

Vera Tamari, Ramallah
10 giugno 2002