EL SEÑOR FULCI
Stefano Benni

A Santiago, un giorno molto normale
prendendo il té alla gelateria Coppelia
tra signore in pelliccia e giovanotti biondi
conobbi il Señor Fulci, scaltro e elegante

commerciava in rame o forse in armi
e parlava molte lingue, anche italiano
mi spiegò: “Sa qual’ è il suo guaio?
È quella macchina fotografica

alle cose tristi date troppa importanza
da un semplice morto inventate una strage
come sarebbe migliore il mondo
se non si parlasse di cose tristi!

ci sono tante altre cose da vedere
ad esempio bei negozi del centro
anche qui in Cile piace la moda italiana
anche lei sarebbe più sereno
se alle cose tristi non desse importanza
le darò un consiglio, in confidenza
non ficcate il naso nelle nostre cose”.

Ho fatto un sogno, l’altra notte
i giornalisti se ne andavano da Israele
sorridendo il Señor Fulci li accompagnava
sull’aereo, stringeva loro la mano

se ne andavano le troupes televisive
e mai più sarebbero tornate
quando l’ultimo straniero lasciò Israele
il Señor Fulci sospirò di sollievo

E in poco tempo tutto tornò normale
non più braccia rotte né sassi per strada
né botte alla moschea e bambini fucilati
le cose tristi erano davvero passate

Ci dissero che i soldati
erano rientrati nelle caserme
ora nessuno tirava più sassi
ora non c’era più nessuno in strada

Chi fosse passato dai campi palestinesi
non avrebbe avuto più nulla da scrivere
tutti erano nelle baracche, tanto silenziosi
che avresti potuto credere
che non ci fosse più nessuno

e gli israeliani contrari al governo
indignati, delusi, traditi
smisero di scrivere al nostro giornale
nemmeno a noi giunse più una lettera

Così non avremmo più notizie
E tutto diventò lontano: lontano
come gli aerei militari quando volano in cielo
Non possiamo sapere perché e per dove

E sognai il Señor Shamir che diceva
“Non c’è nessun problema Palestina
e anche tra noi siamo tutti d’accordo
alle cose tristi non vogliamo pensare
non vogliamo pensare a olocausti
a nessun olocausto, neanche al nostro
se c’é una cosa di cui vogliamo parlare
è la moda italiana”

E in sogno dissi al Señor Fulci
quelli come lei si assomigliano tutti
chiedete tempo e pazienza
e tempo e pazienza non permette
e il silenzio che volete
viene dopo le grida

Così dissi al Señor Fulci: e lui
guardava i disegni e scuoteva
la testa. E non sorrideva
d’improvviso gridava, feroce:

“Non ficcate il naso nelle nostre cose
ebrei e palestinesi che siate
non c’è niente da vedere
assolutamente niente da vedere!”

e mentre parlava rividi dietro a lui i soldati
e le scritte sui muri e le donne delle moschee
e volavano i sassi e le fucilate
e le cose tristi erano ritornate
e anche un poco di speranza