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Rompere il silenzio
Il diario di Amira Hass
da Internazionale, n. 542 – 4/10 giugno 2004
www.internazionale.it
Vado
raramente a Tel Aviv, dove abitavo prima. Ma martedì avevo
un buon motivo per farlo: la mostra: Rompere il silenzio: i soldati
parlano di Hebron”, organizzata da un gruppo di militari –
alcuni hanno appena finito il servizio di leva, altri sono ancora
sotto le armi – disgustati da quello che facevano a Hebron,
cioè proteggere la vita di cinquecento ebrei a spese di migliaia
di palestinesi. I militari hanno raccolto alcune prove dell’orribile
routine della violente supremazia ebraica che ha totalmente paralizzato
la vita, cacciato dalla città vecchia di Hebron i residenti
palestinesi, prodotto una devastazione mentale e fisica inimmaginabile.
C’è voluto più di un anno ai soldati per materializzare
il loro disgusto in una mostra. Questo processo è stato importante
quanto il risultato, se non di più: si è trattato
di una definizione della propria umanità in contrasto con
la disumanità del collettivo, magari per convincere altri
soldati. Nella mostra sono esposte una novantina di fotografie scattate
da loro. I militari raccontano, per esempio, di un ufficiale che
ordina di far aspettare “quelli” (i palestinesi che
hanno violato il coprifuoco); della vergognosa scoperta che a uno
di loro comincia a piacere il potere; di un ufficiale che umilia
un ragazzino impaurito; di alcuni ebrei francesi in visita alla
città vecchia che girano per le strade e tirano sassi contro
le case arabe mentre i soldati li proteggono.

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