| Primati
nello spazio
Incontrare è fondamentale,
noi siamo interamente determinati
non da ciò che siamo,
ma da ciò che incontriamo.
ALAIN BADIOU
Esistono gli alieni?”, mi chiede uno studente.
“
Non li ho mai incontrati”, esordisco. Come rispondere senza
perdere il principio di verità? L’unica possibilità è evidenziare
il proprio senso del limite e denunciare la propria ignoranza.
“
Non lo so, questa è la risposta”. “Ma lo possiamo
ipotizzare?”.
Certo, forse. Scruto intorno alla ricerca del coraggio di
trovare le parole, i giusti termini per indicare che forse
sono stati
tra noi e non ce ne siamo accorti. I primati hanno vestito le tute aerospaziali
e sono partiti a zonzo nell’universo per trovare forme di
vita intelligenti. Giunti sul pianeta terra hanno trovato macerie
di perdute civiltà che si sono alimentate di religioni creative,
piene di storie, che si sono tramutate nel corso del tempo in una
serie di divieti alimentari e sessuali. Stupiti, non si sono dati
per vinti: continuando nelle peregrinazioni hanno incontrato vecchi
dittatori che inneggiavano in catene alla propria autorità perduta,
soldati grondanti di sudore che ascoltavano musica impazzita in
un deserto che ribolliva di una schifosa sostanza nera, scatole
che trasmettevano immagini in molte lingue, innegabilmente tutte
uguali. Una noia mortale.
Dov’è il coraggio e l’audacia
di cui avevano saputo dai canti antichi giunti al loro pianeta?
In essi si inneggiava ad una giovinezza che diveniva il momento
dell’abbandono delle radici e diveniva il primo motore della
partenza, del viaggio, del nuovo. Invece i nostri poveri primati
spaziali hanno incontrato solo pargoli cresciuti in case asfissianti
che li tenevano legati come
catene trasparenti a sé. Facevano strane file in grandi
luoghi di acquisto, pieni di sacchetti colmi di cose inutili
e dai loro portafogli fuoriuscivano collane di carte di credito.
Il viaggio dei primati è
diventato veramente noioso quando hanno assistito in una camera
di motel ubicata accanto ad una multisala ad un dibattito televisivo
politico.
Ci hanno provato, ma il senso di vacuità e la mancanza
di felicità e di sogno che
hanno intravisto li hanno fatti veramente deprimere. Il sapore
dei cornflakes all’olio di palma si è attaccato al
loro palato secco dallo stupore. E sono partiti senza dare notizia
di sé. Questo non lo posso raccontare ai miei studenti.
Non posso recidere sul nascere l’ipotesi, teoricamente plausibile,
di un extraterrestre che con il suo sguardo ci faccia presumere
di costituire una forma intelligente di vita nello spazio. “Forse
ci sono, ma io non lo so”. È duro riconoscere
la propria insipienza. La verità è che a volte
ho incontrato storie che sembrano guardarci con gli occhi dei
primati venuti dallo spazio. In questo numero ce ne sono diverse. Elettra Stamboulis |